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 Il Gruppo Storico e Sbandieratori Città di Castiglion Fiorentino a Parigi, Arena Bercy, 2-3 Ottobre 2008. Gli Italiani meno Italiani
  16 ottobre 2008
 Nei giorni 2-3 Ottobre 2008 il Gruppo Storico è tornato nella splendida Parigi, alla Bercy Arena, dove si è esibito in occasione della manifestazione "10.000 jeunes apprentis Européens", con i rappresentanti dei 27 paesi dell'Unione Europea. Una grande esibizione di respiro internazionale, di fronte alla gremitissima Arena.
“Dove sono gli italiani?” L’assistente di regia non ha fatto in tempo a terminare la frase che già i tamburini e gli sbandieratori erano in formazione nei posti concordati e pronti per l’ingresso nell’arena. “Magnifique, vous êtes les Italiens les moins italiens qui j’ai connu”. Sul momento ho stentato un po’ a comprendere la frase nel suo significato. La concentrazione per l’ormai imminente esibizione era talmente elevata che se fosse crollato il mondo intorno probabilmente non me ne sarei accorto.
Pronti? Via !!. Rullo e marcia. E il motore comincia a battere i suoi colpi. Rullante e timpani. Un dialogo ritmico perfetto. Arrivano gli sbandieratori, versione europea questa volta. Numerosi, tantissimi, ben ventisette, tanti quanti sono i paesi europei, tanti quante le bandiere che di tali stati sventolano nell’aria. Ingresso dai lati dell’arena a formare un insieme di colori variopinti a cui si aggiunge dal “cielo” una miriade di riflettori che colorano l’aria ora di rosso, ora di azzurro, ora di bianco. La “grandeur” francese non conosce limiti. Intanto i tamburi hanno guadagnato il palco da dove il rullante detta i tempi supportato dal coro dei timpani che sottolineano i movimenti delle braccia e delle bandiere. Lancio in aria e poi si riprende il tempo tutti insieme. Lancio sul posto, scambio di bandiere e applausi degli spettatori presenti. L’uscita di scena degli sbandieratori è sottolineata ancora dal pulsare ritmico dei tamburi, ma non più da soli. Ora sono accompagnati da tutta l’arena che batte le mani a tempo, quasi a voler sostenere ancora di più l’entusiasmo o, forse, a cercare un pretesto per poter in qualche modo partecipare. E’ una sensazione bellissima, perché ti fa capire che lo spettacolo è piaciuto, che tutto è andato bene, che l’impegno fin lì dimostrato ha trovato la sua giusta soddisfazione.
La conferma ti arriva anche dalla regista di questo show di cui noi eravamo solo una parte. Era davanti a me quando l’ho sentita personalmente complimentarsi con il nostro rappresentante. La soddisfazione era visibile negli occhi di tutti.
E’ stato in quel momento, in quel gioco di sguardi, che mi è ritornata alla mente la frase sentita prima di entrare in scena. E piano piano le parole in francese hanno lasciato il posto a quelle tradotte in italiano…. “Voi siete gli italiani meno italiani che ho conosciuto”.
Immediatamente è un trasalire di rabbia che ti entra in circolo nel sangue. Dai francesi, poi, ti fa arrabbiare ancora di più. Sarà per questioni storiche o calcistiche, non importa, ma la considerazione che hanno di noi è veramente scadente e non perdono occasione per dimostrarlo!
Ma un istante dopo subentrano i meccanismi della ragione. E tutto si sposta dalla visione ristretta del nostro spettacolo a quella molto più ampia dei patri confini.
E da italiano non posso fare a meno di pensare alla nostra italianità. A quella di un paese di furbetti (o presunti tali) che trovano nei loro comportamenti il segno distintivo di una nazione. Già, noi siamo quelli che fanno le regole solo per gli altri e poi, ovviamente, siamo i primi a non rispettare, siamo quelli che non perdono tempo a fare le file, che cercano sempre di pensare prima a se stessi e poi agli altri, che urlano per le strade indifferenti del fastidio che possono arrecare a chi sta riposando, che giustificano sempre il loro egoismo con il proprio bisogno imprescindibile, un popolo che ha fatto della maleducazione la propria ragione di esistere.
E se in Italia tutto ciò ce lo tolleriamo ormai a vicenda (e gli stranieri non possono che difendersi adeguandosi) quando siamo all’estero questi comportamenti ci vengono rinfacciati ormai con il distinguo di una nazione. “Sono italiani…. che vuoi pretendere…”
E allora, premesso tutto questo, scatta ancora con più adrenalina l’orgoglio di appartenere ad un gruppo che da l’immagine di una Italia diversa. Un Italia che sta ai patti (una volta tanto!), che rispetta gli orari e in questo il lavoro degli altri, che lavora, si impegna, prova e riprova, si concentra e si carica, per essere pronta al momento giusto per fare quello che pochi al mondo riescono a fare come noi: SPETTACOLO.
Un Italia precisa e puntuale come la Svizzera, determinata come la Germania, fredda e impassibile come la Scandinavia. Un Italia finalmente europea.
Ed ecco che una frase percepita quasi come una offesa diventa il miglior complimento che ti possano fare all’estero. Il riconoscimento che c’è un’Italia di cui ci si può fidare. Quella della serietà finalmente dimostrata, del rispetto dei luoghi e delle persone, dell’educazione nei rapporti con gli altri.
Bravi ragazzi. Complimenti davvero !
C’è una soddisfazione molto più grande in questo che non nell’essere riusciti a fare applaudire diecimila persone.
Gionny Cimenti (Chiarina)

 
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